Caldo/freddo (parte prima)

Ho scritto il primo capitolo dal titolo Caldo/freddo. Durante le feste natalizie ha preso forma mentre io prendevo chili. Era probabilmente il capitolo più maturo nella mia mente, quello che bussava sulle pareti della scatola cranica e chiedeva di uscire, di tramutarsi in scrittura. Perché caldo/freddo? Perché parto dalla riflessione di McLuhan sui media caldi e freddi che spesso viene segregata al campo prettamente mediologico, ma che al contrario contiene tutti gli elementi che le permettono di interagire e di analizzare argomenti e questioni differenti. Ho cercato di interagire con McLuhan stando al suo gioco, senza racchiuderlo in uno schema statico, ma di navigarlo, di esplorarlo. Il confronto/scontro tra caldo/freddo trova nel corpo un interessante spunto per riflettere sulla questione corpo/immagine. McLuhan utilizza come esempio (uno dei tanti esempi, delle tante visioni che offre) per descrivere la sua idea di media caldo l’immagine altamente definita, la fotografia che immortala un soggetto o un oggetto in tutti i suoi dettagli. Un media freddo invece è quello che necessita di essere integrato, interpretato. Nel caso delle immagini ecco l’esempio del fumetto che con il tratto sintetizza, destruttura la complessità del reale per chiedere al lettore di integrare quell’immagine, di colmare le lacune.

Elaborando l’idea di McLuhan e cercando un esempio di immagine fredda, che si rapporti al corpo, mi è venuta in mente la camminata ciondolante di Bigfoot nel filmato stra-famoso girato nel 1967 in California, in particolare il fotogramma 352, il più rappresentativo, il più conosciuto, quello entrato nell’immaginario comune dove si vede lo scimmione rivolgere il suo volto alla camera che lo sta riprendendo. È un’immagine sgranata, dai contorni poco chiari, dove il corpo del Bigfoot è più immaginato che rappresentato. È un’immagine fredda nel senso mcluhiano del termine: chi la osserva deve colmare le mancanze, deve interagire, ampliare, costruire quel corpo. Il filmato offre a tutti la possibilità di capire se è vero o una bufala bella e buona. O ancora di più: quel corpo sgranato chiede altro, va oltre la comprensione del vero o del falso aprendosi all’immaginario collettivo ed alle reminscenze della tradizione popolare, alla paura e al desiderio dell’uomo di conoscere il diverso, il mostro. C’è ancora dell’altro da dire sul concetto di caldo e freddo, delle immagini e del corpo (ci sarebbe da dire così tanto che il blog non basterebbe), si tratta della danza. Ma per questo c’è da attendere la prossima puntata. Stay tuned.

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Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.
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