Esplorare McLuhan (per poi trovarsi da un’altra parte)

Se ti capita tra le mani un testo di McLuhan, allora devi preparati ad affrontare un saggio per nulla lineare, senza una cornice che organizzi il tutto. Devi prenderti la briga di iniziare ad esplorare. Così accade con Gli strumenti del comunicare, un libro infinito, nel senso che ogni volta che lo leggi ci trovi sempre qualcosa di nuovo. Dopo aver letto un capitolo (dai titoli ambigui, che fanno e non fanno capire), sei convinto di averlo domato, di aver conquistato quel pezzetto di pensiero di McLuhan. Invece, appena gli occhi tornano a leggere, ti rendi conto che qualcos’altro ti è sfuggito, è scivolato via. Quindi, esplorare, con McLuhan, vuol dire prendere strade sempre diverse, girare attorno ad un capitolo, passare attraverso un altro, perdersi per poi ritrovarsi da tutt’altra parte.

Così è per il corpo, per le immagini e per tutto quello che mi interessa e per quello che sto ricercando in questi tempi. McLuhan mi serve e mi servirà per ricordarmi che la strada presa, quella di partenza, quella più rassicurante, di solito non è quella che ti porterà dove vuoi arrivare. La cosa bella delle esplorazioni tra i libri sta proprio in questo, nel costante mutamento delle coordinate che si sono prefissate.

Mi rendo conto, leggendo McLuhan e tutti gli altri libri che assediano il tavolo, che le immagini e la loro rappresentazione del corpo prendono parte attiva nelle mie riflessione, diventano un centro da dove far partire strade che poi si intrecciano, si aggrovigliano, tornano indietro o chiedono di essere aperte. Tutto ciò mi porta a conoscere aspetti che, appena messo lo zaino in spalle e pronto a partitre, neanche consideravo. Dalle immagini, e dalle teorie sulle immagini, sto imparando a conoscere il corpo. In un primo momento pensavo che bastasse la rimediazione, peraltro ancora adesso strumento fondamentale per poter costruire la mia ricerca, ora invece noto che lo zaino si riempie di altre idee, di voci diverse, di immagini nuove.

Lo so, sembra al limite del delirio. E negli occhi di chi mi chiede cosa sto leggendo, cosa sto scrivendo, a volte leggo lo smarrimento. Non è facile descrivere il percorso, anzi i percorsi, che sto seguendo. Non perché il sottoscritto abbia doti così elevate, ma perché il concetto stesso di ricerca, di come la sto affrontando, è complesso, nel senso che si costituisce di parti diverse, di voci diverse, di metodi e logiche diverse. È una costruzione fatta di parti che all’apparenza sembrano non coincidere, ma che se espresse nel senso del viaggio, della ricerca che ha come scopo quello di aprire sentieri o riaprirli nuovamente, può trovare una forma dai contorni netti, nitidi. McLuhan, di fatto, è così: è un reticolo di idee, di mille incroci. Non ti chiede di seguire le indicazioni, ma di costruirtele, di farti la tua mappa e poi di trovare quello che cerchi. Per me questa tesi è così. Prima che una roba scritta divisa per capitoli, è un percorso che io mi sono costruito, una sfida alla pigrizia.

La logica del caldo/freddo illustrata da McLuhan per descrivere (qualcuno dice ‘catalogare’) i media, mi ha dato l’opportunità di ripensarla nel confronto corpi e immagini. Ad alimentare il pensiero ci sono diversi libri di Georges Didi-Huberman, che con il tempo e con le letture, si sta guadagnano un posto in prima fila in questa ricerca. Ecco, anche questo autore, si mostra al lettore, all’esploratore, senza indicare una strada da seguire; non a caso una delle migliori e più interessanti idee di Didi-Huberman sta proprio nell’aprire le immagini. Aprire per conoscere, per vedere dentro, per attraversare. E non fermarsi alla linearità espressa dalla superifice.

Ammetto che questo post non aiuta a chiarire, ma prendetelo come deve essere preso: un flusso di idee messo in rete per essere condiviso. Un pezzetto di viaggio che metto a fuoco. Un’immagine, una delle tante che ci popolano i pensieri.

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Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.
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