Body media

Se ci rappresentiamo nei media, lo stesso nostro corpo è un media. Cata-boom! Esplosioni più o meno assordanti. Sì perché al primo sguardo è difficile pensare al nostro corpo come un medium, anzi, al contrario, si tende a pensare ad ruolo opposto (o oppositivo) al concetto di media che è strettamente legato a quello di tecnologia. Bolter invece ci scuote prendendoci per il bavero e faccia a faccia ci dice senza mezzi termini che il corpo è un media. Per di più: secondo la logica della rimediazione, il corpo rimedia ed è rimediato. Collocare il corpo nel paesaggio dei media finora descritto ci avvicina sempre di più all’epicentro dell’impianto riflessivo che sto cercando di descrivere. E Bolter in uno dei suoi ultimi paragrafi entra nel merito portando casi specifici che possono aiutare ad illustrare cosa ha in mente riguardo le connessioni tra corpo, tecnologia e rimediazione.

Il doppio processo di corpo che rimedia e che allo stesso tempo è rimediato, vede ancora in scena il duetto Bolter-McLuhan. In effetti la matrice di McLuhan è ben visibile nel saggio di Bolter, oltretutto, leggendo Gli strumenti del comunicare del sociologo canadese, è facile individuare un bel po’ di assonanze. Oltre al corpo rimediato, esteso dalla tecnologia, il corpo rimedia, si propone come medium. Il corpo comunica e non lo fa solamente nella gestualità (effettivamente il processo che prima di tutti balza in mente). E come comunica? Attraverso l’abbigliamento, la capigliatura, i gioielli, i piercing, i tatuaggi e la chirurgia estetica. McLuhan considera l’abbigliamento un’estensione della pelle, l’estensione più diretta della superficie esterna del nostro corpo, intesa sia “come meccanismo per il controllo della temperatura che come mezzo per definire socialmente la persona”. Il corpo comunica anche attraverso pelle, capelli, muscoli. Bolter ci propone come esempio il body bulding dove il corpo viene modificato, alterato secondo lo sviluppo dei muscoli, di fatto lo si plasma secondo un intento ben preciso, quello di assumere una nuova forma e di comunicare una nuova identità, lo stesso intento che vuole raggiungere l’utilizzo di supporti (gioielli, trucco, vestiti). Entro quest’ottica, corpo e tecnologia non sono così lontani, al contrario, i due piani si intersecano fino a far scomparire i loro rispettivi confini. Il corpo esterna, comunica, impone, altera, proietta, visualizza. Corpi ed estensioni partecipano assieme agli stessi processi e se analizzati senza la solita dicotomia, tecnologia (artificio) e corpo (natura), notiamo che le contaminazioni, le rimediazioni per dirla alla Bolter sono infinite.

Continuiamo con l’esempio proposto da Bolter, quello del body bulding. Le pratiche di alterazione del corpo sono espressione sia del canone estetico espresso dalla società, sia della manifestazione del rispetto del contratto culturale con la società. Entrambi i concetti sono fortemente legati tra loro. E tali pratiche, di solito, sono prive di una consapevolezza esplicita del corpo come media, come strumento di espressione, proprio perché sono immerse nella società, nella spontaneità dell’atto, nella conferma di un canone assunto. Bolter allora mette al centro della scena la donna che pratica body bulding. Una donna che mostra una corporatura definita ‘mascolina’, crea un cortocircuito per chi la osserva. Mette in discussione con il proprio corpo un contratto culturale più o meno esplicito, quello della delicatezza apollinea del corpo femminile. Ecco cosa scrive Bolter a riguardo:

[le donne che praticano body building] controllano le proprie rimediazioni e adottano una strategia di ipermediazione fin dall’inizio. Nell’assumere un corpo ipermuscolarizzato, oltrepassano due confini tradizionali: sfidano l’ideale tradizionale di bellezza muliebre, che esige un corpo delicato e femminile, infrangono la tacita convenzione culturale secondo la quale i corpi delle donne sono deboli e fragili se paragonati a quelli maschili. Nel rigettare entrambe le convenzioni, queste donne richiamano l’attenzione sui loro corpi in quanto media, portatori di specifici messaggi culturali. 

Bolter parla chiaro: i corpi di queste donne sono una rimediazione, rientrano a pieno titolo in quello spettro di rimediazioni pensate solamente per i media di natura tecnologica. Il corpo per queste donne è materia che si trasforma, si modifica, secondo delle logiche comunicative e sociali ben precise. Messe a confronto, la donna budy builder e la danzatrice di Antonio Canova, aldilà dell’incongruenza cronologica, emanano una differenza abissale. E’ la differenza che salta agli occhi di chi le osserva una accanto all’altra. Esprimono attraverso i loro corpi, attraverso le immagini dei loro corpi, un messaggio completamente diverso: nella prima c’è un rispetto del canone, nella seconda una trasgressione di questo. Entrambe, con il loro corpo, stanno inviando uno o più messaggi a chi le osserva. Entrambe, soprattutto, ci arrivano a noi attraverso l’immagine (nel primo caso un’immagine scultorea, nel secondo fotografica), il loro corpo quindi oltre a mostrare una prima rimediazione (nei muscoli, nella pelle, negli abiti), è ulteriormente rimediato da chi le ritrae e dallo stesso media utilizzato. In sostanza: siamo nella piena circolarità della rimediazione.

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Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.
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