Corpi e estensioni

Beh, insomma, questi corpi? Come promesso ora ci arrivo. Ad aiutarmi c’è ancora lui, Jay David Bolter e le sue rimediazioni. Il professore americano nel suo saggio Remediation analizza anche il corpo, anzi, prima di introdurre questo tema, si sofferma sul sé rimediato. Che cosa intende? Lasciamo a lui la parola…

Quando osserviamo una fotografia tradizionale o un dipinto in prospettiva, siamo inclini a interpretare noi stessi come se fossimo una sorta di ricostruzione del punto di vista da cui l’artista o il fotografo hanno osservato la scena. […] Questi esempi non equivalgono a dire che la nostra identità è interamente determinata dai media, ma piuttosto che noi impieghiamo i media come veicoli per definire l’identità, noi diventiamo, allo stesso tempo, sia soggetto che oggetto dei media contemporanei. 

In sostanza: ci siamo noi nei media, estendiamo noi stessi, ci definiamo e ci connettiamo attraverso i media. Il termine estensione, come già detto precedentemente, è riferibile al pensiero di McLuhan e al suo concetto di media come delle estensioni del nostro corpo. Estendiamo il sé grazie ai media e questi, come dice Bolter, ci considerano soggetti e oggetti allo stesso modo. In che senso? Proviamo a tirar fuori un esempio concerto. La fotografia è forse il modo più immediato per comprendere il concetto di oggetto e soggetto: siamo i soggetti che premono il pulsante per immortalare una scena, siamo gli stessi che scelgono chi e come rappresentarlo; tuttavia siamo anche l’oggetto rappresentato, il contenuto veicolato dalla fotografia. Ciò ci definisce, va ad aggiungersi alle nostre identità. Naturalmente Bolter non si ferma alla fotografia, al cinema ed ai media verbali, considera tutto il panorama offerto dal big bang della digitalizzazione. Se il cinema proietta un punto di vista con il quale il soggetto può immedesimarsi per definire la propria identità, il videogame apre le porte alla scelta del soggetto di decidere quale punto di vista assumere. Così come del resto fa il web che, oltre ad offrire molteplici punti di vista, permette di interconnettere il proprio sé con quello degli altri, per di più: spesso sono le interconnessioni a definire il sé.
Attenzione! Provo ad anticipare un paio di dubbi che potrebbero maturare dopo la lettura di queste righe. Per molteplici non si intende un declassare la nostra identità ‘originale’; assumere punti di vista differenti, frammentarli è, di fatto, un gesto che compiano quotidianamente. Leggere un romanzo, guardare un film o una serie televisiva, osservare un quadro, sono un piccola parte delle possibilità che abbiamo di assumere un punto di vista diverso. L’interattività che i videogames offrono aumentano queste possibilità. Lo stesso vale per la rete e gli ambienti presenti dove poter interagire. Il secondo dubbio potrebbe essere: ma un’estensione del sé dentro i media comporta una perdita del corpo. Ripasso la parola a Mr. Bolter:

Dire, ad esempio, che il sé si esprime nelle comunicazioni attraverso posta elettronica non significa sostenere che il sé è privo di dimensione corporea, ma piuttosto che si incarna in una particolare forma mediata (come testo elettronico, con un mittente, una particolare identità, una firma e così via). Lo stesso vale per tutte le manifestazioni mediate del sé interconnesso: il sé che partecipa ad una videoconferenza assume una dimensione corporea come immagine video e audio digitale; il sé che naviga sul Web si incorpora nell’indirizzo IP, nel web browser, nei plug-in e così via. 

Estensioni che permettono di estendere il nostro sé, ed inevitabilmente ciò comporta un lasciare delle tracce, dei segni che provengono dal corpo, che sono del nostro corpo.

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Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.
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Una risposta a Corpi e estensioni

  1. Marco ha detto:

    Non posso che essere d’accordo con lo studio di Bolter. Personalmente mi interessa la proiezione del sé nella comunicazione digitale. Sull’argomento mi è capitato di leggere “La vita sullo schermo: nuove identità e relazioni sociali all’epoca di Internet” di Sherry Turkle (qui la scheda Anobii:http://www.anobii.com/books/La_vita_sullo_schermo/9788850322336/018e5d38d593ae4730/). Forse a studiarlo ora può sembrare un po’ scontato ma mi è parso uno dei primi testi seri e curiosi sull’analisi delle estensioni del sé digitale. Probabile già lo conosca, comunque lo consiglio 😉

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